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Deluso dal centro sinistra verbanese, e dal PD, sul voto per l’istituzione del registro per il testamento biologico a Verbania.

La proposta di delibera di consiglio comunale per l’istituzione del registro per il testamento biologico messa in discussione lunedì 30 gennaio, e che voleva indirizzarsi nel dare libertà di scelta ai cittadini in materia di fine vita, è una proposta che già alcuni Comuni hanno votato (ovviamente quasi tutti del centro sinistra, come Firenze e nel VCO Baveno ecc.).
Poteva succedere anche a Verbania, ma assenze ed astensioni del centro sinistra hanno impedito che questo accadesse.
12 i no, 12 gli astenuti, 9 i sì (tra cui due esponenti del centrodestra Actis e Gagliardi e Gian Maria Giani, De Ambrogi, Rolla, Bombace, Bonzanini, Varini del centrosinistra).
Credo che sia stato un errore del centro sinistra verbanese nel suo complesso. E credo anche un errore del mio partito, il PD.
E’ vero che si tratta di temi che hanno a che fare con le coscienze do ognuno di noi, ma spero che la prossima volta il mio partito, su temi così delicati, dia almeno la possibilità ai propri iscritti di discutere con i propri rappresentanti nelle istituzioni, visto che non rappresentano solo se stessi.
Alberto Nobili, iscritto pd verbania
http://consultalaicadelvco.blogspot.com/2012/01/za-affossano-il-registro-per-i.html

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Annullato il bando per l’affidamento dell’Informagiovani a Verbania: dopo il passo falso sul Kantiere un’altra mazzata alle politiche giovanili del comune di Verbania.

A pochi giorni dalle polemiche in merito al bando sullo spazio giovanile il Kantiere, apprendiamo che l’amministrazione comunale di Verbania ha deciso di dare un nuovo “segnale” di attenzione ai giovani della città, annullando il bando di gara per il servizio informagiovani a Verbania.
Ricordiamo che già in estate il servizio Informagiovani presso la biblioteca civica era stato chiuso, e l’assessore competente aveva promesso a metà settembre la ripresa del servizio e lo svolgimento della gara per l’affidamento del servizio.
Il servizio è in effetti ripreso, anche se solo da metà ottobre, e la gara per il rinnovo del bando è stata fatta con la partecipazione di soggetti interessati alla gestione del servizio.
Fatto clamoroso è invece la decisione dell’amministrazione comunale a metà gennaio, dopo mesi di ritardo, di annullare il bando di fatto già svolto e con le buste dei partecipanti già arrivate in Comune.
Il motivo di questa scelta? I fondi destinati allo sportello informagiovani non ci sono più perchè dirottati da un’altra parte.
Una scelta incredibile per una cosa “mai vista”, ovvero un bando fatto e poi cancellato su un capitolo di bilancio in cui soldi erano presenti.
Sorvoliamo sull’assurdità di svolgere un bando senza poi assegnarlo (al limite anche dal punto di vista amministrativo e procedurale) ma quello che conta, purtroppo, è che di fatto non esiste più in bilancio la somma di 32 mila euro per l’informagiovani e che, se ci aggiungiamo il taglio degli 8 mila euro per il bando del Kantiere, fanno 40 mila euro in meno per il bilancio delle politiche giovanili nel 2012.
Insomma la percentuale che Verbania dedica ai giovani è oggi di fatto lo 0,05% delle uscite correnti!
E se le risorse sono poche ci chiediamo se l’assessorato alle politiche giovanili, con i suoi assessori (ben 4 diversi in questo ciclo amministrativo), abbia mai messo in campo progetti per avere ed ottenere risorse dalla Regione Piemonte, dai bandi delle varie Fondazioni, dai progetti Inter. Reg ecc.
Per “fortuna” che a livello nazionale il governo Monti afferma che l’attenzione alle giovani generazioni è una priorità nazionale.
A Verbania un servizio che funzionava ed utile alle nuove generazioni, creato dalle giunte di centro sinistra, viene con un colpo di spugna di fatto cancellato.
Lo sportello, da quello che sappiamo, va avanti con del personale interno dell’amministrazione che però, ognuno può facilmente intuire, non avrà quelle caratteristiche e competenze che uno sportello Informagiovani deve avere.
Ovviamente la richiesta che facciamo è quella di riattivare subito il capitolo di bilancio perché questi fondi siano usati ed investiti in politiche per i giovani della città.
Alberto Nobili

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Kantiere: una gestione del bando un po’ confusa.

La sensazione che si è avuta avendo partecipando all’affollata riunione della commissione politiche giovanili (convocata per discutere del rinnovo del bando per la gestione dello spazio il Kantiere) è duplice.
Da una parte su alcuni punti si è fatto un passo in avanti con il Sindaco Zacchera che sembra aver fatto proprie alcune richieste avanzate dai ragazzi delle associazioni presenti (a  partire dall’associazione COOL gestore sino ad oggi dello spazio) e dai componenti della stessa commissione, soprattutto di minoranza.
Mi riferisco alla richiesta di allungare la durata della gestione dall’attuale anno e mezzo ad almeno tre, l’abbassamento delle spese di compartecipazione di luce, riscaldamento, rifiuti  dall’attuale 50% ad una percentuale inferiore (75%?), all’impegno di mettere in campo in pochi giorni un tavolo di confronto sul bando stesso.
Il problema, serio, e grave per il sottoscritto, si è registrato sul punto focale delle risorse da destinare a chi parteciperà al bando: ovvero la diminuzione da 10 mila ai duemila euro di contributi.
Tutti hanno fatto presente che duemila euro (o meno, visto che il bando premierà chi indicherà cifre minori) sono una risorsa assolutamente insufficiente per gestire una struttura che voglia mettere in campo iniziative sociali e culturali indirizzate al mondo giovanile.
Qui la risposta del Sindaco è stata davvero poco chiara, perché sentire parlare davanti a decine di persone che la cifra, è si bassa, ma poi “possiamo finanziare progetti che presentate dopo a noi “ (amministrazione), paventare accordi fuori bando insomma, segnala un modo di concepire un bando pubblico un po’ “particolare”.
La cifra deve essere decente per permettere a chi vince di lavorare in autonomia, di avere quel minimo di risorse economiche per mettere in campo iniziative proprie, autogestite.
Questa idea invece del sindaco Zacchera, vi diamo pochi soldi ma poi (magari) vi finanziamo qualche evento a pioggia appare un tentativo maldestro di controllare le iniziative che si metteranno in campo finanziando (forse) quelle che più aggradano.
Speriamo che il nuovo bando invece metta la stessa cifra del precedente.
A chi entra servono certezze, e non ipotetiche promesse.
Alberto Nobili

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Verso le elezioni, sintesi della riunione del PD di Verbania: dicci la Tua.

Sabato 3 dicembre 2011 sì è svolto presso “Il Chiostro” il primo degli incontri  pensati da Circolo di Verbania per costruire un percorso di lavoro in vista delle prossime elezioni amministrative.
Intenzionalmente, in questa prima mattinata di dibattito, non si è proposto alcun documento da cui partire, ma si è chiesto a tutti di esprimere liberamente osservazioni e proposte.
Molti sono stati gli interventi, che si cercherà di riassumere secondo tre linee: metodo; considerazioni generali; proposte.
Sono intervenuti: De Ambrogi, Bolognesi, Reschigna, Bozzuto A., Allevi, Sulas, Margaroli; Romano, Brignoli, Brezza, Bianchi, Bizzozzero, Marchionini, Natoli, Bianco.

Metodo
Il metodo da adottare per il nostro lavoro futuro deve prevedere un processo basato su contributi scritti da cui partire per le diverse fasi del dibattito.
In molti hanno sottolineato come la modalità adottata dal gruppo di lavoro che si sta confrontando sul problema “Acetati” possa essere presa come esempio (inquadramento generale del problema, raccolta dati, diverse ipotesi e prospettive di lavoro, individuazione di una linea argomentata).
Un metodo “scientifico” aiuta senza dubbio ad individuare i temi essenziali e ad indirizzare la discussione.
Considerazioni generali
Stiamo attraversando una crisi economica senza precedenti, che ha segnato la fine della società industriale.
Questa fase di grande trasformazione ha portato ad un grave impoverimento della classe media; le famiglie già oggi faticano a supplire all’impossibilità dei giovani di produrre reddito.
Il tenore di vita non potrà più essere quello di prima e ciò spaventa le persone.
Nel nostro caso, ai dati generali si aggiunge la considerazione che siamo un  territorio con popolazione in calo, con età media molto elevata e redditi bassi.
Il tema delle prossime  elezioni, e quindi del nostro lavoro, sta nel pensare e nel progettare la Verbania del futuro.
Le risposte sul futuro non possono essere cercate nel passato; occorrono soluzioni nuove, con la consapevolezza che pensare e progettare il futuro di una comunità in una situazione di incertezza e di precarietà generale e locale è molto difficile.
Il percorso da costruire parte da tre domande.
1.E’ presto per iniziare o è già tardi ?
2.Che tipo di opposizione dobbiamo fare in questi due anni che ci separano dalle elezioni? Bisogna continuare con l’opposizione dura con l’obiettivo di colpire l’avversario, oppure occorre contenere questo tipo di interventi e cercare di  essere sempre più propositivi ?
3.Tema del cambiamento: dobbiamo presentarci come la “continuità con il passato” o come il nuovo”?
Tempi
Rispetto al nostro percorso, non è né presto né tardi.
E’ presto per parlare di candidature ed alleanze.
E’ quasi tardi se si vuole allargare la nostra interlocuzione con la città.
Tipo di opposizione
L’opposizione dura portata avanti da Verbania 70 è utile e necessaria e serve per tenere alta la tensione su alcuni temi importanti.
Esempio: il nuovo teatro, con particolare riferimento al rischio, colossale per la città, qualora, a lavori iniziati, si scoprisse di non avere risorse sufficienti per finire l’opera.
Accanto a questo tipo di opposizione, deve partire l’elaborazione delle proposte che porti alla costruzione del programma per il futuro.
Le elezioni non si vincono solo con un bel programma; devono essere individuate in particolare 4 o 5 “idee forti” che costituiscano la base della proposta complessiva.
Cambiamento
Per la maggioranza dei presenti, occorre certamente sottolineare  la continuità con la buona amministrazione delle giunte di centro sinistra che hanno governato la città fino al 2009.
I 5 anni di centro destra sono stati un “incidente di percorso” e occorre ripartire da dove ci siamo fermati.
Questo è certamente necessario ma non sufficiente.
Occorre realismo ma anche ambizione; il realismo dei dati imporrà scelte difficili, ma dobbiamo cercare di comunicare un’idea rinnovata di città.
Verbania deve essere laboratorio di partecipazione giovanile alla vita della città.
Proposte
1.Servizi alle persone
Nel quadro dei processi di profonde modificazioni in atto nell’ambito della sanità, ogni Regione sarà costretta a fare i conti con risorse sempre più scarse e il tema dei servizi alle persone diverrà essenziale per lo sviluppo del territorio.
A fronte di un impoverimento delle aree urbane, la nostra zona gode certamente di grande attrattività per l’alta qualità della vita.
La popolazione anziana attiva può essere una risorsa.
La presenza di servizi sanitari e di servizi alla persona di elevato livello possono costituire un elemento di forza.
2.Turismo
Lo sviluppo futuro di Verbania  può trovare un orizzonte nello sviluppo del turismo.
Verbania negli ultimi anni ha visto migliorare la  sua immagine, ma il percorso per trasformarla davvero  in una città turistica è ancora lungo.
L’impoverimento della classe media europea porterà ad  un incremento del turismo che si rivolge ai campeggi, ai bed and breackfast ecc.; ma storicamente la ricaduta economica di queste presenze sulla città è molto limitata.
3.Industria
L’epoca della presenza industriale massiccia nella nostra città sembra davvero finita.
Ipotizzare che nuove industrie decidano di investire nella nostra provincia è abbastanza irrealistico.
Alcune aziende, però, sono ancora attive: la priorità assoluta è difendere l’esistente, costruendo un dialogo e un rapporto costante  con le associazioni di categoria presenti sul nostro territorio.
4.Terziario
E’ il settore più significativo  in termini occupazionali, ma non si può non constatarne un progressivo impoverimento in termini qualitativi.
Occorrerebbe avviare una seria riflessione sul livello di preparazione intermedio (scuola superiore, formazione professionale, corsi post diploma).
5.La “Grande Verbania”
Verbania in questi anni ha abdicato al proprio ruolo di motore dello sviluppo del territorio.
L’idea della grande Verbania, soprattutto in un’ottica di unificazione dei comuni più piccoli, rappresenta uno dei temi su cui indirizzare la nostra riflessione.
Il futuro di Verbania riguarda anche i territori limitrofi.
In quest’ottica va valutata positivamente l’ipotesi di ingresso di Verbania nel parco della Val Grande.
Conclusioni
Tra i molti temi emersi, è necessario sceglierne alcuni, concentrando gli sforzi e le risorse in tale direzione.
Occorre costituire dei gruppi di lavoro che approfondiscano gli argomenti scelti e convocare al più presto le commissioni, individuando un referente che si assuma il compito di coordinare e organizzare gli incontri.
I temi da approfondire da parte di  gruppi di lavoro coordinati con le commissioni esistenti sono stati individuati nella riunione di segreteria del 12.01.2012 :
1.    Servizi alle persone: referenti  Diego Brignoli, Marco Bonzanini.
2.    Grande Verbania    : referente Silvia Marchionini
3.    Economia e lavoro : referenti Marco Tartari, Anna Bozzuto

A questo documento è già arrivato un contributo da parte di Italo Isoli che pubblichiamo.
Ho ricevuto in data odierna  il documento “verso le prossime elezioni”, come resoconto della giornata del 3 Dicembre.
I temi proposti sono impegnativi e non resta che rimboccarsi le maniche.
Suggerisco, a questo proposito, che il sito del Partito Democratico diventi un blog sui vari tematismi proposti e che qualcuno  raccolga i contributi eventualmnte riassumendoli e li ripubblichi per una discussione generale.
Provo a cominciare dal tema della “Grande Verbania”, referente Silvia Marchionini.
Per Grande Verbania il documento preliminare indica “L’idea della grande Verbania, soprattutto in un’ottica di unificazione dei comuni più piccoli, rappresenta uno dei temi su cui indirizzare la nostra riflessione.Il futuro di Verbania riguarda anche i territori limitrofi.In quest’ottica va valutata positivamente l’ipotesi di ingresso di Verbania nel parco della Val Grande”
I temi sono quindi due: la possibile unificazione dei comuni più piccoli a Verbania e la conseguente ipotesi di ingresso di Verbania nel Parco, con tutti i relativi  possibili benefici ma anche con i prevedibili terremoti negli equilibri, se così si possono chiamare, politici.
Il quadro di riferimento istituzionale non è peraltro mai stato così incerto, tenuto conto della possibile scomparsa delle Province o delle Comunità Montane o di tutte due.
Proviamo ad immaginare in primo luogo cosa potrebbe succedere con un accorpamento, qualora Provincia del VCO e Comunità Montane continuino ad esistere.
Sappiamo innanzitutto che Verbania non è considerato comune montano per motivi geografici e che questo argomento ritorna nel dibattito sulla Grande Verbania, per affermare, senza troppi doverosi approfondimenti,  che la “montanità” di Verbania, con tutti i relativi vantaggi (anche scolastici per citare un problema recentissimo sul permanere dell’autonomia del Liceo Cavalieri), potrebbe essere raggiunta mediante l’accorpamento di uno o più comuni montani sovrastanti, appartenenti all’area della ex Comunità Montana Val Grande. Qualcuno è andato anche affermando che ci mancherebbero pochi metri di altitudine per diventare montani.
Val la pena di approfondire il tema sul piano normativo che è particolarmente complesso.
La legge 25 Luglio 1952 n.176, che è la legge istitutiva dei Comuni montani, prevedeva all’Art.1, che “fossero considerati montani  i Comuni situati per almeno l’80 % della loro superficie al di sopra di 600 metri di altitudine sul livello del mare e quelli nei quali il dislivello tra la quota altimetrica inferiore e la superiore del territorio comnale non è minore di 600 metri.” Quest’ultima condizione probabilmente ha acceso le fantasie degli accorpatori. In realtà i criteri erano anche di marginalità agraria, infatti la definizione dei parametri era condizionata dal fatto che  ” il reddito imponibile medio per ettaro …. non superi le 2400 lire”, di difficile applicazione attuale.
La legge 176/52 prevedeva anche una Commissione censuaria centrale che compilava  e aggiornava  gli elenchi dei Comuni montani o delle porzioni montane di Comuni.
Esisteva  quindi, ed esiste tuttora, un elenco dei Comuni Montani  e dei Comuni parzialmente montani.
Con l’Art. 12 del DPR 10 Giugno 1955 n.987 si precisava  che  “La Commissione censuaria provinciale puo’ inoltrare proposta,  alla  Commissione censuaria centrale per la inclusione nei territori  montani  di  Comuni  aventi  i  requisiti”  di cui all’art. 1 della L. 176/52.  “Spetta  inoltre  alla Commissione censuaria provinciale suddividere
l’intero  territorio  montano  della  Provincia  in  zone costituenti ciascuna  un  territorio  geograficamente  unitario ed omogeneo sotto l’aspetto idrogeologico, economico e sociale”. La delimitazione locale spettava quindi alle Province.
Secondo l’elenco, tuttora valido, mai modificato, nel VCO l’unico Comune parzialmente montano è Stresa,  gli altri sono tutti montani, ad eccezione di Verbania e Belgirate, che non sono montani (con strane conseguenze sul piano urbanistico, che non è il caso di riportare in questa sede).
Va evidenziato che molti altri Comuni montani del VCO e di altre Province e Regioni, non possiedono tutti i requisiti topografici richiesti ma i criteri utilizzati dalla Commissione censuaria furono evidentemente meno rigorosi rispetto alla legge istitutiva.
Con la L. 3 Dicembre 1971 n. 1102 venivano istituite le Comunità Montane costituite da Comuni montani, così come definiti dalla L, 176/52. Va evidenziato che all’Art. 13 la legge indicava anche che “Sono considerati depressi, ai sensi dell’Art. 1 della Legge 22 Luglio 1966, n. 614, i Comuni del Centro Nord, classificati montani, con tutte le conseguenze di agevolazioni fiscali e di finanziamento”.  E’ questo un tema da ulteriormente approfondire nel caso venissero abolite le Comunità Montane, che sono nate proprio per affontare e gestire questi aspetti.
Con il Testo Unico sugli Enti Locali – DLGS 18 aGOSTO 2000, N.267, viene definita ulteriormente la disciplina delle Comunità Montane, che, all’art. 27 , vengono ancora confermate come unioni di Comuni montani “determinati in applicazione degli Art.1, 14,15 della L. 176/52″, restandone sempre esclusi  i capoluoghi di Provincia.
In Piemonte particolarmente interessante, per alcune analogie e differenze con Verbania,  è il Comune di Biella, capoluogo di Provincia come Verbania, poco più popoloso (45.000 abitanti), circondato da tre Comunità Montane, parzialmente montano ma  non appartenente a Comunità Montane in quanto vi sono sempre esclusi i capoluoghi di Provincia. Anche Biella potrebbe perdere la condizione di capoluogo nel caso di abolizione delle Province o di accorpamento con Vercelli.
La prima domanda che ci si può quindi porre è la seguente: qualora il Comune di Verbania accorpasse, ad esempio, i sovrastanti Comuni di Cossogno e Cambiasca, cosa accadrebbe  dal punto di vista della “montanità”?.
Una risposta potrebbe essere quella che l’insieme dei tre comuni accorpati non conseguirebbe ancora i caratteri di un unico Comune interamente montano, secondo i criteri della L 176/52, ma quasi sicuramente quelli di un Comune parzialmente montano.
Una  seconda risposta sarebbe  quella che, poichè i capoluoghi di Provincia non possono appartenere a Comunità Montane, i territori dei Comuni accorpati a Verbania perderebbero la possibilità di appartenere a Comunità Montane.
Ovviamente tutto quanto nel caso che, in prospettiva, Verbania rimanga capoluogo di Provincia, perchè se le Province fossero abolite o eventualmnte accorpate (con probabile perdita del capoluogo Verbania), il problema non sussiterebbe e la Grande Verbania potrebbe a pieno titolo appartenere ad una Comunità Montana così come Omegna e Domodossola.
Sempre però che non vengano abolite anche le Comunità Montane.
Su questo punto non ci sono certezze e neppure esempi da applicare: in Sicilia sono state abolite nel 1986, in Friuli Venezia Giulia sono state reintrodotte nel 2004, tre anni dopo la loro abolizione, in Sardegna sono state abolite nel 2007, in Lombardia dal 2009 sono state ridotte da 30 a 23. La Puglia le aveva abolite , ma la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’atto. In Liguria sono sate ridotte da 19 a 12 nel 2009 e in seguito soppresse nel 2011. In Piemonte, con la LR 1 Luglio 2008 n.19,. le originarie 45 Comunità Montane sono state ridotte a 23, nel VCO da 10 a 4, di cui una interprovinciale. L’odierno furore di abolire tutto ciò che costa, a volte apparentemente senza valutarne gli effetti positivi e negativi potrebbe riservare anche al VCO alcune sorprese.
Riassumendo si possono ipotizzare quattro situazioni:
a) Se le Province e le Comunità Montane rimangono come adesso, l’accorpamento a Verbania di Comuni Montani fa perdere la loro appartenenza alle Comunità Montane e Verbania non vi potrà accedere ma potrebbe entrare nel Parco della val Grande.
b) Se vengono abolite solo le Province o il VCO viene accorpato a Novara, la Grande Verbania perde il capoluogo ma può entrare sia nel Parco che in Comunità Montana.
c) Se vengono abolite solo le Comunità Montane, l’accorpamento fa entrare i Comuni montani nel capoluogo e la Grande Verbania nel Parco.
d) Se vengono abolite sia le Province (o accorpato il VCO a Novara), sia le Comunità Montane, l’accorpamento fa entrare i Comuni montani in un Comune più grande e la Grande Verbania, non più capoluogo, nel Parco.
Il tutto sembra sempre più assomigliare a un grande Gioco dell’Oca, con relativi tiri di dadi.
Ho aumentato la confusione? Spero di no.

Ciao a tutti.   Italo Isoli

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Verbania: una maggioranza in continua fibrillazione. lega nord, altro che federalismo, è il partito delle nuove tasse.

L’attacco di queste ore della Lega Nord di Verbania contro l’assessore comunale al Turismo Gianmaria Vincenzi segnala, ancora una volta, lo stato di una maggioranza a Verbania debole e divisa.
In questi mesi è un continuo distinguo tra Lega e PDL su molte questioni: oggi il turismo, ieri l’attacco a Zacchera con la richiesta (giusta) di dimettersi da onorevole per fare solo il Sindaco a tempo pieno (come da noi sempre sostenuto).
Segnali di una maggioranza debole e assolutamente incapace di saper rispondere ai difficili problemi della città, che meriterebbero una coalizione di governo seria e coesa.
Debole come testimonia l’assoluto silenzio del Sindaco su questa polemica.
Nel merito dello scontro in casa centro-destra sulla tassa di “soggiorno” segnaliamo alla Lega Nord che in conflitto d’interesse non c’è solo l’assessore Vincenzi, come presidente dell’Ente Bilaterale per il turismo, ma anche il numero uno della città; l’onorevole Zacchera. E tutti sanno il perché.
Inoltre vale la pena di sottolineare come la Lega Nord scrive più volte di essere pienamente d’accordo nell’applicare una tassa come quella di soggiorno.
Una domanda: ma il federalismo non voleva dire meno tasse?
Qui, invece, con il federalismo della Lega Nord spuntano nuovi balzelli. Ricordiamo a tutti che saranno i cittadini a pagare questa tassa di “soggiorno”.
Infatti, se questa tassa verrà applicata in tutti i comuni turistici (e sarà così, visto il taglio selvaggio di risorse del ministro Tremonti alle amministrazioni pubbliche), anche i cittadini di Verbania e del VCO che andranno a far le ferie in altri comuni aggiungeranno un costo in più alle loro ferie (50 euro per una famiglia di 4 persone per 12 giorni).

Circolo di Verbania
Coordinamento provinciale
PD Ufficio Stampa

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Sanità: richiesto dal pd consiglio comunale a verbania. No alla privatizzazione.

Ai sensi dell’ art. 59 del Regolamento comunale il Partito Democratico ha richiesto la convocazione straordinaria del Consiglio Comunale in seduta pubblica e “aperta ad invito” al Commissario Straordinario dell’Asl Vco e ai Consiglieri Regionali del territorio per discutere e deliberare sul “Piano di Rientro della Sanità: linee di indirizzo all’Amministrazione in ordine alle determinazioni di competenza della rappresentanza e dell’Assemblea dei Sindaci dell’Asl Vco in attuazione del Piano di Rientro deliberato dalla Regione Piemonte”.
Questa richiesta è stata firmata non solo da tutti i consiglieri del Gruppo PD ( Bonzanini, Caretti, De Ambrogi, De Benedetti, Giani, Idi, Montarone, Rago, Rolla, Varini e Zanotti ) ma anche dai tre capigruppo all’opposizione, ovvero per l’IDV Bombace, per Rif. Com. Di Gregorio, per i Cittadini con Voi Iracà
I consiglieri comunali presenteranno un documento da mettere in votazione che richiederà al sindaco e al consiglio comunale di impegnarsi per garantire le risorse finanziarie adeguate all’ormai avviata e graduale realizzazione dell’Ospedale Unico Plurisede di Verbania, Domodossola e Omegna; di evitare il depauperamento dei servizi sanitari ed ospedalieri che si determinerebbe con l’applicazione dei requisiti minimi stabiliti dalla Tabelle Attuative contenute nel Piano di Rientro regionale; di agire in ogni sede per mantenere il carattere pubblico dell’ospedale “Castelli” di Verbania, stornando qualunque ipotesi di parziale o totale privatizzazione e imponendo la prosecuzione del progetto di ospedale unico plurisede già in fase di graduale attuazione.

Di seguito riportiamo il documento nella sua interezza.

Il Consiglio Comunale di Verbania
- preso atto che tra febbraio ed aprile 2011 la Giunta della Regione Piemonte ha con propri atti formali approvato il Piano di Rientro della Sanità, in attuazione di specifiche e puntuali prescrizioni approvate dal Parlamento;
- rilevato che nelle tabelle attuative allegate alle Deliberazioni della Giunta Regionale si fissano i requisiti demografici minimi per la permanenza negli ospedali del Piemonte delle Strutture di Degenza e dei Servizi senza posti letto;
- considerato che l’applicazione dei requisiti demografici minimi comporterebbe sicuramente la soppressione dei seguenti Servizi/Strutture: Oncologia, Radioterapia Oncologica, Neuropsichiatria Infantile, Nefrologia, Malattie Infettive, Emodinamica;
- considerato inoltre l’applicazione dei requisiti demografici minimi determinerebbe la riduzione dagli attuali due ad uno del Dipartimento di Emergenza e Accettazione;
- richiamate le voci sempre più insistenti che ipotizzano la cessione dell’ospedale “G. Castelli” ad una gestione privata, con particolare ed esplicito riferimento ad attività di “chirurgia programmata”;
- ascoltata la relazione del Commissario Straordinario dell’Asl del Vco, giunto ormai alla metà del suo mandato commissariale;
IMPEGNA L’AMMINISTRAZIONE ALLE SEGUENTI LINEE D’INDIRIZZO
- agire sull’Assessorato Regionale alla Sanità affinché siano garantire le risorse finanziarie adeguate all’ormai avviata e graduale realizzazione dell’Ospedale Unico Plurisede di Verbania e Domodossola;
- evitare il depauperamento dei servizi sanitari ed ospedalieri che si determinerebbe con l’applicazione dei requisiti minimi stabiliti dalla Tabelle Attuative contenute nel Piano di Rientro regionale;
- agire in ogni sede per mantenere il carattere pubblico dell’ospedale “Castelli” di Verbania, stornando qualunque ipotesi di parziale o totale privatizzazione e imponendo la prosecuzione del progetto di ospedale unico plurisede già in fase di graduale attuazione.
PD circolo di Verbania
PD Ufficio stampa

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Il rischio di povertà a Verbania

Le classifiche stilate da enti autonomi, provenienti dall’elaborazione di dati statistici oggettivi e che fotografano la capacità amministrativa delle città, forniscono un quadro a volte impietoso, ma realistico delle capacità amministrative di chi governa la città. Questi numeri, dovrebbero diventare oggetto di profonda riflessione da parte di tutta la comunità cittadina, ma soprattutto a stimolare le Amministrazioni locali, ad affrontare i gravi problemi che queste statistiche mettono in evidenza.Si assiste invece, molte volte, all’indecoroso spettacolo del rimpallo delle responsabilità, che niente aggiungono alla soluzione dei problemi, ma che provocano una paralisi politica da polemica o ipotesi di soluzioni pasticciate che hanno in sé molta propaganda e nessuna sostanza, o peggio ancora, immobilismo in attesa che le situazioni partoriscano autonomamente improbabili soluzioni salvifiche.L’occasione per fare una riflessione seria e ragionata, ce la offre oggi, purtroppo, la classifica delle province italiane a rischio di povertà, dove Verbania occupa un poco invidiabile settimo posto.E’ vero che siamo in buona compagnia, è vero che i dati sono del 2008, anche se oggi nel 2011 la situazione è anche peggiore per la chiusura di Bialetti, Acetati, Legatoria del Verbano, Sit Cupro, Tubor, ecc. un elenco doloroso che sembra non finire mai.  E’ vero che, forse, mancano i dati relativi ai redditi dei frontalieri, è vero che, come qualcuno può supporre, che i redditi veri non sono quelli che si dichiarano al fisco, ma queste considerazioni pseudo consolatorie non cancellano dall’elenco quelle migliaia di persone, che appartengono alla fascia più debole della nostra comunità cittadina e non considerano quelle prive di reddito che sono soprattutto i giovani.E’ questo senso di impotenza che deprime, questa mancanza di prospettive che è disperante. Il Sindacato provinciale che, non dimentichiamolo, raccoglie cittadini che lavorano, ma che votano anche, ha mostrato esso stesso pubblicamente la sua frustrazione sollecitando il mondo politico locale a dare corso almeno alle iniziative previste nel cosiddetto, insufficiente, “Piano strategico”. Bisogna prendere realisticamente atto che finora ogni soluzione elaborata non ha avuto la capacità di né di incidere, né tantomeno cambiare questa situazione.Appare chiaro che la città, per quanto capoluogo di provincia, non è in grado da sola di affrontare una situazione così complessa. Per gli aspetti connessi alla legislazione vigente, anche la Provincia, per quanto possa avere idee vincenti non è in condizione di superare alcuni vincoli, né tantomeno di legiferare autonomamente. Questo ragionamento porta inevitabilmente ad individuare nell’Amministrazione regionale il “Tutor” delle iniziative e delle idee che vengono proposte dalla periferia.Serve allora un laboratorio di idee locale, un forte coordinamento tecnico provinciale, ed una estrema attenzione della Regione a selezionare, discutere e finanziare le proposte del territorio.I temi possibili, attorno ai quali sviluppare la discussione, potrebbero essere, per esempio, la formazione professionale dei giovani, la specifica necessità di laureati, i vincoli burocratici legati alle imprese, le facilitazioni e sostegno per l’imprenditoria giovanile, garanzie  per le persone con mutui a rischio, le proposte per disboscare la foresta burocratica, le eccellenze del territorio da valorizzare, e chi più ne ha, più ne metta. Ci vuole, insomma, un progetto di lungo respiro che coinvolga tutti.Qualcuno potrebbe anche far osservare, che questo meccanismo esiste già, ma, allora, c’è da chiedersi perché finora ha prodotto risultati così deludenti.

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Verbania nel Parco Nazionale Valgrande: il matrimonio (non) s’ha da fare?

Contributo a cura di Silvia Marchionini

Sindaco di Cossogno

Domenica 29 maggio una bella iniziativa, promossa in tutta Italia dai mass media, coinvolgerà Telethon e i parchi, tra cui quello della Valgrande, con lo scopo meritorio di far conoscere, attraverso l’escursionismo e le proposte culturali, un ambiente wilderness di assoluta eccellenza naturale.Gran parte dei visitatori non potranno che rivolgersi alle sponde del Lago Maggiore per ammirare i luoghi della Valgrande e Valle Intrasca. Eppure nel capoluogo, città che “vive”, che progetta di turismo, che ha un Museo del Paesaggio che vuole rilanciarsi, non c’è traccia di questa giornata. Il Parco Valgrande, che come tutti gli enti fortemente statalizzati, non elettivi, attraversa una crisi di finanziamenti e in merito alla stessa esistenza (chi non ricorda le dichiarazioni del Ministro Prestigiacomo sull’utilità delle aree protette…), non è inserito nel contesto di lago e montagna.E così nè il fondovalle nè l’entroterra montano hanno la ricaduta economica positiva, proprio in tempi in cui “fare squadra”, per essere attrattivi, sembra essere indispensabile.Eppure il Parco, oltre 25 anni fa, nasceva proprio come idea fattibile (promossa dall’allora comprensorio provinciale) a Verbania! Inoltre in ogni piano di sviluppo si legge della necessità di integrare la realtà valgrandina nell’intorno cittadino. Se questo sforzo sembra difficile nei paesi montani (è diffusa la percezione del “parco uguale vincoli”, comitati di protesta nascono su vari temi, uno su tutti, “la difesa dai cinghiali”) perchè il capoluogo non entra nel Parco?E si badi bene non è una questione che riguardi l’annoso e un pò scontato, dibattito sulla sede (fino al 2008 gli uffici dell’ente, costituito nel 1992, erano nella suggestiva Villa S.Remigio) o sulla contrapposizione fra Ossola e Verbano, ma su come fare sviluppo, governare il territorio, a partire dalle risorse che si hanno. E il Parco, uno dei 24 presenti in Italia, che comprende 13 comuni, per poco meno di 15.000 ettari, non è un capitale su cui investire per la realtà lacuale?La comunità verbanese non trarrebbe beneficio, in termini di lavoro, turismo, cultura da un ruolo di Verbania nel Parco?Alcuni tentativi in questa direzione si svolsero nel 2005-2006 ma a che punto è ora la delibera del Consiglio comunale (novembre 2010) che chiedeva all’unanimità l’ingresso? Considerando la comune storia fra città e montagna del Verbano (di impetuosa industrializzazione e spopolamento, oggi alla ricerca di nuove frontiere produttive), e in attesa del complesso iter procedurale, Verbania ha l’oggettivo interesse a costruire un patto con il Parco sulla base di alcune proposte:1)pacchetti turistici fra lago e montagna, “settimane verdi” con percorsi guidati nei paesi della Valle Intrasca, in collaborazione con le associazioni di categoria.2)Sostegno alle attività agricole, creazione di un fondo-sperimentazione (con anche gli altri enti) su idee capaci di far reddito recuperando il territorio.3)Manifestazioni fra natura&cultura con le associazioni, il ricco volontariato, alla scoperta dei “tesori nascosti” (sono attive sia la Casa del Lago a Intra che l’Acquamondo a Cossogno).Si faccia capofila Verbania (questa volta non per concordare la tassa di soggiorno con i comuni rivieraschi…!) con gli enti del Parco per avviare le sinergie, pensare un modello di sviluppo a costo zero, per concretizzare nuove possibilità turistiche del lago…con vista montagna.

 

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LA CIRCONVALLAZIONE A “RISCHIO BANDO”

A giorni dovrebbe essere assegnato l’incarico per la stesura del Progetto Definitivo del primo lotto della circonvallazione di Verbania. Ma il Bando è malfatto e l’Associazione dei Progettisti ipotizza ricorsi e impugnazioni. Ancora una volta lo zampino di Zacchera per impedire che quest’opera si realizzi?
Lunedì 11 aprile sono scaduti i termini per la presentazione delle offerte per la progettazione definitiva del primo lotto della circonvallazione di Verbania. Più volte abbiamo trattato il tema della variante alla statale 34 in relazione sia alla volontà del sindaco di Verbania di rivedere il progetto preliminare già realizzato e approvato dalla conferenza dei servizi della Regione Piemonte, sia ai ritardi nell’emissione del bando appena scaduto. Sinora eravamo riusciti a evitare che si bloccasse questa importante opera, prima con l’appoggio di ANAS che ha imposto di proseguire l’iter con il progetto fatto approvare dalla giunta Zanotti nel 2008, poi con un nostro ordine del giorno che ha costretto l’amministrazione ad accelerare le pratiche per l’emissione del bando in oggetto. Ma ora si riapre un nuovo fronte, perché una serie di rilievi messi su carta dall’O.I.C.E., associazione di categoria dei progettisti, mette ora a rischio di contenzioso l’affidamento della progettazione definitiva del primo lotto.
Veniamo al merito. Il primo rilievo posto dall’ O.I.C.E. evidenzia una grave anomalia nella scelta delle categorie dei progettisti ammessi alla gara. Tra le categorie scelte non è prevista infatti una esclusività per quella dei progettisti di gallerie e, visto che il primo lotto è in pratica una sola lunga galleria, potrebbe ottenere l’affidamento un progettista che una galleria non l’ha mai progettata! Sarebbe come affidare il progetto di un grattacelo a chi ha sempre e solo progettato villette! E’ vero che questa eventualità è un rischio e non una certezza; potrebbe vincere infatti un progettista con nel curriculum progetti di gallerie, ma allora perché permettere la partecipazione di altre competenze e correre un simile rischio? Nel caso di affidamento a progettisti senza la categoria specifica, crediamo che il ricorso sarà praticamente certo, con inevitabile prolungamento dei tempi di affidamento o addirittura con un annullamento della gara.
Ma il rischio di contenziosi non si ferma qui. Il secondo rilievo riguarda infatti l’impossibilità di presentare l’attività di direzione lavori per la qualificazione alla gara. In pratica non saranno valutate le esperienze fatte dai progettisti nel campo della direzione lavori, sottovalutando l’esperienza fatta nel dirigere un cantiere, esperienza che arricchisce notevolmente un progettista. Anche qui potremmo riprendere l’esempio del progettista di villette: è sicuramente da ritenere più affidabile un progettista che, oltre a redigere i progetti nel suo studio, li segue poi nella fase realizzativa. Di certo le sue progettazioni future acquisirebbero un notevole valore aggiunto. Oltretutto lo prevederebbe anche un decreto in materia (Dpr 554/99).
Terzo pesante rilievo riguarda il capoverso del disciplinate del bando che recita: “dovrà essere garantita l’eventuale revisione ed integrazione della progettazione  preliminare”. In concreto il progettista deve prevedere, senza conoscerne l’entità, una revisione anche corposa del progetto preliminare già approvato dalla conferenza dei servizi del Regione Piemonte. E qui si può immaginare lo zampino, o lo zampone, di Zacchera, il quale ha sempre sostenuto di voler cambiare il progetto, pur  sapendo che l’ANAS è contraria e che con queste revisioni si accumulerebbero ritardi letali per la realizzazione della circonvallazione! Se queste sono valutazioni più politiche, rimangono i rischi amministrativi, con ricorrenti che potrebbero invalidare la gara.
Infine la lettera dell’ O.I.C.E. contiene un ultimo rilievo riferito all’obbligo della firma di presa visione dei documenti della gara, pena l’esclusione dalla stessa. Non è infatti necessario vedere i documenti presso il Comune per sapere se si possiedono i requisiti per la partecipazione. I rischi per un contenzioso quindi sono elevati e si sarebbero potuti evitare se l’Amministrazione avesse ascoltato l’ O.I.C.E. che chiedeva alla fine della lettera di “considerare l’opportunità di una urgente modifica delle suddette clausole al fine di adeguare gli atti alla normativa vigente ed eliminare le citate anomalie che potrebbero portare ad un contenzioso con i possibili aspiranti alla commessa”. Naturalmente nulla è avvenuto, il bando non è stato corretto e ora non ci rimane che incrociare le dita, sperando che il sindaco non incroci le sue!
Angelo Rolla, capogruppo PD Verbania

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Oltre i confini

Pubblichiamo un contributo inviato da Silvia Marchionini, sindaco di Cossogno.
Oltre i confini: perchè Verbania non guarda al territorio? Da ormai qualche tempo le amministrazioni pubbliche, le associazioni di volontariato, si confrontano con una nuova urgenza: la ricerca di alloggi ad un costo popolare, che sfocia in taluni casi in vera e propria emergenza.Si tratta di un problema storico per le fasce deboli, a cui si sono aggiunti i “nuovi poveri”: i giovani adulti, con un lavoro precario e spesso una media formazione, impossibilitati a far un piano di vita, e di investimento sul futuro.  Senza clamore mediatico, verifichiamo sempre più che per le nuove generazioni l’acquisto della prima casa si presenta come una meta quasi irraggiungibile e una pressante domanda arriva ai comuni di realizzare programmi di edilizia residenziale sovvenzionata (non a caso oggetto di specifici “piani casa” a livello nazionale e regionale). Mettiamo insieme un ulteriore realtà, che all’apparenza può non c’entrar nulla: il verbano ha pochi residenti e un territorio vasto mentre la densità abitativa è bassa nell’entroterra montano, che ha vissuto lo spopolamento, e che presenta caratteri ambientali pregiati. Il tramonto della “civiltà della fatica” narrata da Nino Chiovini, esito della poderosa industrializzazione, ha causato l’abbandono della montagna e il successivo degrado, dei suoi centri storici (della valle Intrasca, Valgrande). Quei comuni, quelle comunità, lottano per attrarre persone, vivono la desolante malinconia della realtà abbandonata: i tetti in sasso pericolanti, i ruderi fatiscenti, recintati nell’impossibile ricerca dei proprietari, magari emigrati un secolo fa!
Perché non riqualificare quell’immenso patrimonio alle spalle di Verbania?E’ una domanda che diventa attuale ora che il capoluogo vive con affanno la ricerca di un’identità post-industriale, deve affrontare la crisi lavorativa, deve cioè individuare una vocazione economica che sappia evitare la “fuga” dei giovani.Perché Verbania non diventa la…grande Verbania? “capitale del territorio” e capofila di un’operazione politica ambiziosa: il  recupero dei centri montani attraverso intese che sappiano offrire immobili (“case sociali”) a prezzi sostenibili. L’iniziativa avrebbe almeno due significati che superano la sola valenza economica (si pensi all’incremento produttivo per le imprese locali): da un lato investire in un’opera concreta, al servizio della popolazione verbanese e dall’altro credere in nuove opportunità di modernizzazione (anche di tipo turistico-ricettivo) per i suggestivi centri montani dell’hinterland verbanese, contribuendo ad una più compiuta appartenenza culturale ( la famosa “anima dei verbanesi”). Lo sforzo di chi governa, in questi tempi di scarse risorse e verso l’autonomia, sembra quello di chiedere ai territori, soprattutto quelli più marginali e depressi, di non affidarsi unicamente “all’assistenza”, ma di immaginare dei percorsi amministrativi coraggiosi, di collaborazione reciproca fra enti locali che costruiscono i metodi condivisi di un governo, oltre i propri confini. Nell’era della rete neanche più Verbania può permettersi il lusso di restar sola, ma deve realizzare le “nuove frontiere” capaci di contrastare il declino, e di garantire un futuro di benessere.
Silvia Marchionini

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