Sabato 3 dicembre 2011 sì è svolto presso “Il Chiostro” il primo degli incontri pensati da Circolo di Verbania per costruire un percorso di lavoro in vista delle prossime elezioni amministrative.
Intenzionalmente, in questa prima mattinata di dibattito, non si è proposto alcun documento da cui partire, ma si è chiesto a tutti di esprimere liberamente osservazioni e proposte.
Molti sono stati gli interventi, che si cercherà di riassumere secondo tre linee: metodo; considerazioni generali; proposte.
Sono intervenuti: De Ambrogi, Bolognesi, Reschigna, Bozzuto A., Allevi, Sulas, Margaroli; Romano, Brignoli, Brezza, Bianchi, Bizzozzero, Marchionini, Natoli, Bianco.
Metodo
Il metodo da adottare per il nostro lavoro futuro deve prevedere un processo basato su contributi scritti da cui partire per le diverse fasi del dibattito.
In molti hanno sottolineato come la modalità adottata dal gruppo di lavoro che si sta confrontando sul problema “Acetati” possa essere presa come esempio (inquadramento generale del problema, raccolta dati, diverse ipotesi e prospettive di lavoro, individuazione di una linea argomentata).
Un metodo “scientifico” aiuta senza dubbio ad individuare i temi essenziali e ad indirizzare la discussione.
Considerazioni generali
Stiamo attraversando una crisi economica senza precedenti, che ha segnato la fine della società industriale.
Questa fase di grande trasformazione ha portato ad un grave impoverimento della classe media; le famiglie già oggi faticano a supplire all’impossibilità dei giovani di produrre reddito.
Il tenore di vita non potrà più essere quello di prima e ciò spaventa le persone.
Nel nostro caso, ai dati generali si aggiunge la considerazione che siamo un territorio con popolazione in calo, con età media molto elevata e redditi bassi.
Il tema delle prossime elezioni, e quindi del nostro lavoro, sta nel pensare e nel progettare la Verbania del futuro.
Le risposte sul futuro non possono essere cercate nel passato; occorrono soluzioni nuove, con la consapevolezza che pensare e progettare il futuro di una comunità in una situazione di incertezza e di precarietà generale e locale è molto difficile.
Il percorso da costruire parte da tre domande.
1.E’ presto per iniziare o è già tardi ?
2.Che tipo di opposizione dobbiamo fare in questi due anni che ci separano dalle elezioni? Bisogna continuare con l’opposizione dura con l’obiettivo di colpire l’avversario, oppure occorre contenere questo tipo di interventi e cercare di essere sempre più propositivi ?
3.Tema del cambiamento: dobbiamo presentarci come la “continuità con il passato” o come il nuovo”?
Tempi
Rispetto al nostro percorso, non è né presto né tardi.
E’ presto per parlare di candidature ed alleanze.
E’ quasi tardi se si vuole allargare la nostra interlocuzione con la città.
Tipo di opposizione
L’opposizione dura portata avanti da Verbania 70 è utile e necessaria e serve per tenere alta la tensione su alcuni temi importanti.
Esempio: il nuovo teatro, con particolare riferimento al rischio, colossale per la città, qualora, a lavori iniziati, si scoprisse di non avere risorse sufficienti per finire l’opera.
Accanto a questo tipo di opposizione, deve partire l’elaborazione delle proposte che porti alla costruzione del programma per il futuro.
Le elezioni non si vincono solo con un bel programma; devono essere individuate in particolare 4 o 5 “idee forti” che costituiscano la base della proposta complessiva.
Cambiamento
Per la maggioranza dei presenti, occorre certamente sottolineare la continuità con la buona amministrazione delle giunte di centro sinistra che hanno governato la città fino al 2009.
I 5 anni di centro destra sono stati un “incidente di percorso” e occorre ripartire da dove ci siamo fermati.
Questo è certamente necessario ma non sufficiente.
Occorre realismo ma anche ambizione; il realismo dei dati imporrà scelte difficili, ma dobbiamo cercare di comunicare un’idea rinnovata di città.
Verbania deve essere laboratorio di partecipazione giovanile alla vita della città.
Proposte
1.Servizi alle persone
Nel quadro dei processi di profonde modificazioni in atto nell’ambito della sanità, ogni Regione sarà costretta a fare i conti con risorse sempre più scarse e il tema dei servizi alle persone diverrà essenziale per lo sviluppo del territorio.
A fronte di un impoverimento delle aree urbane, la nostra zona gode certamente di grande attrattività per l’alta qualità della vita.
La popolazione anziana attiva può essere una risorsa.
La presenza di servizi sanitari e di servizi alla persona di elevato livello possono costituire un elemento di forza.
2.Turismo
Lo sviluppo futuro di Verbania può trovare un orizzonte nello sviluppo del turismo.
Verbania negli ultimi anni ha visto migliorare la sua immagine, ma il percorso per trasformarla davvero in una città turistica è ancora lungo.
L’impoverimento della classe media europea porterà ad un incremento del turismo che si rivolge ai campeggi, ai bed and breackfast ecc.; ma storicamente la ricaduta economica di queste presenze sulla città è molto limitata.
3.Industria
L’epoca della presenza industriale massiccia nella nostra città sembra davvero finita.
Ipotizzare che nuove industrie decidano di investire nella nostra provincia è abbastanza irrealistico.
Alcune aziende, però, sono ancora attive: la priorità assoluta è difendere l’esistente, costruendo un dialogo e un rapporto costante con le associazioni di categoria presenti sul nostro territorio.
4.Terziario
E’ il settore più significativo in termini occupazionali, ma non si può non constatarne un progressivo impoverimento in termini qualitativi.
Occorrerebbe avviare una seria riflessione sul livello di preparazione intermedio (scuola superiore, formazione professionale, corsi post diploma).
5.La “Grande Verbania”
Verbania in questi anni ha abdicato al proprio ruolo di motore dello sviluppo del territorio.
L’idea della grande Verbania, soprattutto in un’ottica di unificazione dei comuni più piccoli, rappresenta uno dei temi su cui indirizzare la nostra riflessione.
Il futuro di Verbania riguarda anche i territori limitrofi.
In quest’ottica va valutata positivamente l’ipotesi di ingresso di Verbania nel parco della Val Grande.
Conclusioni
Tra i molti temi emersi, è necessario sceglierne alcuni, concentrando gli sforzi e le risorse in tale direzione.
Occorre costituire dei gruppi di lavoro che approfondiscano gli argomenti scelti e convocare al più presto le commissioni, individuando un referente che si assuma il compito di coordinare e organizzare gli incontri.
I temi da approfondire da parte di gruppi di lavoro coordinati con le commissioni esistenti sono stati individuati nella riunione di segreteria del 12.01.2012 :
1. Servizi alle persone: referenti Diego Brignoli, Marco Bonzanini.
2. Grande Verbania : referente Silvia Marchionini
3. Economia e lavoro : referenti Marco Tartari, Anna Bozzuto
A questo documento è già arrivato un contributo da parte di Italo Isoli che pubblichiamo.
Ho ricevuto in data odierna il documento “verso le prossime elezioni”, come resoconto della giornata del 3 Dicembre.
I temi proposti sono impegnativi e non resta che rimboccarsi le maniche.
Suggerisco, a questo proposito, che il sito del Partito Democratico diventi un blog sui vari tematismi proposti e che qualcuno raccolga i contributi eventualmnte riassumendoli e li ripubblichi per una discussione generale.
Provo a cominciare dal tema della “Grande Verbania”, referente Silvia Marchionini.
Per Grande Verbania il documento preliminare indica “L’idea della grande Verbania, soprattutto in un’ottica di unificazione dei comuni più piccoli, rappresenta uno dei temi su cui indirizzare la nostra riflessione.Il futuro di Verbania riguarda anche i territori limitrofi.In quest’ottica va valutata positivamente l’ipotesi di ingresso di Verbania nel parco della Val Grande”
I temi sono quindi due: la possibile unificazione dei comuni più piccoli a Verbania e la conseguente ipotesi di ingresso di Verbania nel Parco, con tutti i relativi possibili benefici ma anche con i prevedibili terremoti negli equilibri, se così si possono chiamare, politici.
Il quadro di riferimento istituzionale non è peraltro mai stato così incerto, tenuto conto della possibile scomparsa delle Province o delle Comunità Montane o di tutte due.
Proviamo ad immaginare in primo luogo cosa potrebbe succedere con un accorpamento, qualora Provincia del VCO e Comunità Montane continuino ad esistere.
Sappiamo innanzitutto che Verbania non è considerato comune montano per motivi geografici e che questo argomento ritorna nel dibattito sulla Grande Verbania, per affermare, senza troppi doverosi approfondimenti, che la “montanità” di Verbania, con tutti i relativi vantaggi (anche scolastici per citare un problema recentissimo sul permanere dell’autonomia del Liceo Cavalieri), potrebbe essere raggiunta mediante l’accorpamento di uno o più comuni montani sovrastanti, appartenenti all’area della ex Comunità Montana Val Grande. Qualcuno è andato anche affermando che ci mancherebbero pochi metri di altitudine per diventare montani.
Val la pena di approfondire il tema sul piano normativo che è particolarmente complesso.
La legge 25 Luglio 1952 n.176, che è la legge istitutiva dei Comuni montani, prevedeva all’Art.1, che “fossero considerati montani i Comuni situati per almeno l’80 % della loro superficie al di sopra di 600 metri di altitudine sul livello del mare e quelli nei quali il dislivello tra la quota altimetrica inferiore e la superiore del territorio comnale non è minore di 600 metri.” Quest’ultima condizione probabilmente ha acceso le fantasie degli accorpatori. In realtà i criteri erano anche di marginalità agraria, infatti la definizione dei parametri era condizionata dal fatto che ” il reddito imponibile medio per ettaro …. non superi le 2400 lire”, di difficile applicazione attuale.
La legge 176/52 prevedeva anche una Commissione censuaria centrale che compilava e aggiornava gli elenchi dei Comuni montani o delle porzioni montane di Comuni.
Esisteva quindi, ed esiste tuttora, un elenco dei Comuni Montani e dei Comuni parzialmente montani.
Con l’Art. 12 del DPR 10 Giugno 1955 n.987 si precisava che “La Commissione censuaria provinciale puo’ inoltrare proposta, alla Commissione censuaria centrale per la inclusione nei territori montani di Comuni aventi i requisiti” di cui all’art. 1 della L. 176/52. “Spetta inoltre alla Commissione censuaria provinciale suddividere
l’intero territorio montano della Provincia in zone costituenti ciascuna un territorio geograficamente unitario ed omogeneo sotto l’aspetto idrogeologico, economico e sociale”. La delimitazione locale spettava quindi alle Province.
Secondo l’elenco, tuttora valido, mai modificato, nel VCO l’unico Comune parzialmente montano è Stresa, gli altri sono tutti montani, ad eccezione di Verbania e Belgirate, che non sono montani (con strane conseguenze sul piano urbanistico, che non è il caso di riportare in questa sede).
Va evidenziato che molti altri Comuni montani del VCO e di altre Province e Regioni, non possiedono tutti i requisiti topografici richiesti ma i criteri utilizzati dalla Commissione censuaria furono evidentemente meno rigorosi rispetto alla legge istitutiva.
Con la L. 3 Dicembre 1971 n. 1102 venivano istituite le Comunità Montane costituite da Comuni montani, così come definiti dalla L, 176/52. Va evidenziato che all’Art. 13 la legge indicava anche che “Sono considerati depressi, ai sensi dell’Art. 1 della Legge 22 Luglio 1966, n. 614, i Comuni del Centro Nord, classificati montani, con tutte le conseguenze di agevolazioni fiscali e di finanziamento”. E’ questo un tema da ulteriormente approfondire nel caso venissero abolite le Comunità Montane, che sono nate proprio per affontare e gestire questi aspetti.
Con il Testo Unico sugli Enti Locali – DLGS 18 aGOSTO 2000, N.267, viene definita ulteriormente la disciplina delle Comunità Montane, che, all’art. 27 , vengono ancora confermate come unioni di Comuni montani “determinati in applicazione degli Art.1, 14,15 della L. 176/52″, restandone sempre esclusi i capoluoghi di Provincia.
In Piemonte particolarmente interessante, per alcune analogie e differenze con Verbania, è il Comune di Biella, capoluogo di Provincia come Verbania, poco più popoloso (45.000 abitanti), circondato da tre Comunità Montane, parzialmente montano ma non appartenente a Comunità Montane in quanto vi sono sempre esclusi i capoluoghi di Provincia. Anche Biella potrebbe perdere la condizione di capoluogo nel caso di abolizione delle Province o di accorpamento con Vercelli.
La prima domanda che ci si può quindi porre è la seguente: qualora il Comune di Verbania accorpasse, ad esempio, i sovrastanti Comuni di Cossogno e Cambiasca, cosa accadrebbe dal punto di vista della “montanità”?.
Una risposta potrebbe essere quella che l’insieme dei tre comuni accorpati non conseguirebbe ancora i caratteri di un unico Comune interamente montano, secondo i criteri della L 176/52, ma quasi sicuramente quelli di un Comune parzialmente montano.
Una seconda risposta sarebbe quella che, poichè i capoluoghi di Provincia non possono appartenere a Comunità Montane, i territori dei Comuni accorpati a Verbania perderebbero la possibilità di appartenere a Comunità Montane.
Ovviamente tutto quanto nel caso che, in prospettiva, Verbania rimanga capoluogo di Provincia, perchè se le Province fossero abolite o eventualmnte accorpate (con probabile perdita del capoluogo Verbania), il problema non sussiterebbe e la Grande Verbania potrebbe a pieno titolo appartenere ad una Comunità Montana così come Omegna e Domodossola.
Sempre però che non vengano abolite anche le Comunità Montane.
Su questo punto non ci sono certezze e neppure esempi da applicare: in Sicilia sono state abolite nel 1986, in Friuli Venezia Giulia sono state reintrodotte nel 2004, tre anni dopo la loro abolizione, in Sardegna sono state abolite nel 2007, in Lombardia dal 2009 sono state ridotte da 30 a 23. La Puglia le aveva abolite , ma la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’atto. In Liguria sono sate ridotte da 19 a 12 nel 2009 e in seguito soppresse nel 2011. In Piemonte, con la LR 1 Luglio 2008 n.19,. le originarie 45 Comunità Montane sono state ridotte a 23, nel VCO da 10 a 4, di cui una interprovinciale. L’odierno furore di abolire tutto ciò che costa, a volte apparentemente senza valutarne gli effetti positivi e negativi potrebbe riservare anche al VCO alcune sorprese.
Riassumendo si possono ipotizzare quattro situazioni:
a) Se le Province e le Comunità Montane rimangono come adesso, l’accorpamento a Verbania di Comuni Montani fa perdere la loro appartenenza alle Comunità Montane e Verbania non vi potrà accedere ma potrebbe entrare nel Parco della val Grande.
b) Se vengono abolite solo le Province o il VCO viene accorpato a Novara, la Grande Verbania perde il capoluogo ma può entrare sia nel Parco che in Comunità Montana.
c) Se vengono abolite solo le Comunità Montane, l’accorpamento fa entrare i Comuni montani nel capoluogo e la Grande Verbania nel Parco.
d) Se vengono abolite sia le Province (o accorpato il VCO a Novara), sia le Comunità Montane, l’accorpamento fa entrare i Comuni montani in un Comune più grande e la Grande Verbania, non più capoluogo, nel Parco.
Il tutto sembra sempre più assomigliare a un grande Gioco dell’Oca, con relativi tiri di dadi.
Ho aumentato la confusione? Spero di no.
Ciao a tutti. Italo Isoli